“Lo Stato sul Web: non è tutto oro ciò che luccica” a cura di U. Fantigrossi

Pubblicato: 15 Ottobre 2008

Non solo le imprese ma anche le pubbliche amministrazioni sono impegnate a far fronte al grande richiamo di internet. E’ chiaro del resto che la nuova economia, tutta basata sull’uso intensivo delle risorse della rete, richiede e pretende che anche le autorità cui compete di governare il fenomeno e più complessivamente la società trasferiscano le proprie procedure e le proprie risorse informative sulla rete stessa. Per questa stessa ragione anche l’Unione Europea nel formulare il proprio piano d’azione denominato e-Europe 2002, in vista del Consiglio d’Europa del giugno di quest’anno, ha inserito un impegnativo capitolo dedicato ai “poteri pubblici in linea”, nell’ambito del più complessivo obiettivo di fare di quella del nostro continente l’economia della conoscenza e dell’informazione più competitiva e più dinamica del mondo.

In tale direzione innanzitutto la Commissione europea si impegna essa stessa a mettere in rete, entro la fine del 2001, tutte le transazioni “semplici”, quali ad esempio le procedure di finanziamento o i contratti di ricerca. Entro la stessa data ulteriore obiettivo è quello di mettere in opera, in collaborazione con gli stati membri, dei portali europei per i servizi pubblici interattivi, promuovendo nel contempo delle “buone pratiche” per l’esercizio dei poteri pubblici in linea.

Per la fine dl periodo considerato dal piano e cioè per il 2002 gli stati membri sono invitati a rendere disponibili in rete le informazioni pubbliche essenziali e specificatamente i dati giuridici, amministrativi, sull’ambiente, sulla circolazione stradale, nonché ad implementare sulla rete procedure amministrative semplificate ed accelerate per le imprese, ad esempio per la costituzione di una società.

A questo punto la domanda che sorge è questa: a che punto siamo in Italia su fronte della pubblica amministrazione on line ?

Consiglio al riguardo, perché ognuno possa dare una propria risposta o verificare quella che verrà data nell’ambito di questo articolo (nel quale ci si limiterà peraltro al livello centrale), una breve navigazione per i nostri principali siti pubblici, cominciando ovviamente da palazzochigi.it, il sito del Governo italiano. Esteticamente e tecnicamente il sito è pregevole e dal punto di vista informativo è anche ricco (programma del governo, agenda, provvedimenti recenti, ecc.). Ad un esame più approfondito ci si accorge però del difetto che poi si potrà riscontrare in quasi tutti i siti del comparto pubblico: molti dati informativi ma poca interattività. Non è possibile inviare un messaggio di posta al Presidente del Consiglio né alcuna informazione riguarda direttamente procedure amministrative in corso o attivabili. Si potrebbe dire che questo si giustifica trattandosi dell’organo di governo più elevato, ma lo stesso difetto lo si ritrova ad esempio nel sito minambiente.it, dove neppure è in linea (al momento in cui scriviamo) l’ufficio per le relazioni con il pubblico e che non presenta alcuna possibilità di effettuare procedure in linea, neppure per l’accesso agli atti in base alla legge sulla trasparenza amministrativa. Del ministro si può conoscere lo staff ma non è dato inviargli un messaggio di posta elettronica. Neppure con questo strumento è possibile fare segnalazioni e richiedere l’intervento del nucleo dei carabinieri specializzato in reati ambientali di cui si pubblicizza sul sito l’attività.

Stessi difetti li possiamo riscontrare in un altro sito ministeriale che dovrebbe prestarsi, per materia, ad essere maggiormente aperto all’interattività, quello del Ministero dei beni culturali, che si trova all’indirizzo beniculturali.it. Anche qui nessuna possibilità di mettersi in contatto con il Ministro o di svolgere alcuna procedura. Inoltre le informazioni sulle iniziative sono anche scarsamente aggiornate. A metà giugno, con il governo Amato in carica da varie settimane, il sito è fermo ad aprile ed al governo precedente.

Qualche sito più avanzato è però fortunatamente presente. Ci riferiamo in particolare a finanze.it ed a comunicazioni.it, dei due ministeri corrispondenti, nei quali effettivamente si coglie lo sforzo di superare la fase meramente informativa e divulgativa e di mettere a disposizione dei cittadini strumenti effettivamente in grado di sostituire l’accesso fisico agli uffici e le procedure tradizionali cartacee. In particolare è certamente coraggiosa ed innovativa la scelta di rendere possibile la redazione e presentazione della dichiarazione dei redditi 2000 in linea, anche se una valutazione circa il buon funzionamento di questi strumenti potrà essere svolto dopo la scadenza del termine.

Occorre aggiungere che un effettivo passo in avanti nella direzione dell’e-governement, lo si avrà non solo quando i siti pubblici diverranno più interattivi e quando verranno implementate le procedure per ottenere in rete il rilascio di provvedimenti amministrativi, ma anche quando verranno superate le tante barriere oggi presenti per l’accesso alle banche dati pubbliche e per la loro interconnessione.

Su questo fronte occorre registrare, da un lato, una certa resistenza dei vari soggetti pubblici che tendono ad assumere una logica proprietaria rispetto ai propri dati che poco si concilia con la loro natura pubblica. Dall’altro, la scelta, a dire il vero poco felice, di estendere anche all’ambito pubblico la disciplina generale relativa alla protezione dei dati personali ha consentito il permanere ed il rafforzarsi di prassi elusive dell’obbligo di trasparenza e di interconnessione. Meglio sarebbe stato optare per una disciplina specifica della tutela della riservatezza per la p.a. nell’ambito delle norme sulla trasparenza e sull’accesso, il che avrebbe anche evitato l’attuale negativa sovrapposizione di soggetti pubblici di controllo.

Uno sforzo di innovazione ulteriore va fatto per la messa a disposizione in rete e gratuitamente delle fonti normative e della giurisprudenza dei vari giudici. Dare le informazioni giuridiche di base è infatti interesse primario delle istituzioni, perché solo una conoscenza diffusa delle regole può assicurare un miglior livello di adesione spontanea alle stesse e quindi consentire la prevenzione dei conflitti.

In conclusione si può dire che lo Stato italiano in rete c’è e questo è già importante, anche se molta strada resta ancora da fare per cogliere in pieno le pontenzialità dello strumento nella prospettiva di un’amministrazione non solo più efficiente ma anche maggiormente aperta e partecipata.

UMBERTO FANTIGROSSI

Giugno 2000

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