Inquinamento dell’aria, fare di più si deve perchè è possibile

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Il problema è complesso e certamente le cause della sua mancata risoluzione non sono da rintracciarsi nella crudeltà degli amministratori verso i loro amministrati e forse nemmeno in una reiterata  sottovalutazione del fenomeno. Oggettiva è anche la difficoltà a smuovere consolidati equilibri socio-economici. Fatto sta che Piacenza è città tra le più inquinate della più inquinata macro-regione d’Italia, l’opulenta Val Padana, e il perché è presto detto: l’autostrada (e sappiamo che la nostra città è uno snodo anche autostradale di primaria importanza) corre sopra la testa del centro storico; in città sono presenti una centrale elettrica a ciclo combinato, un inceneritore, un polo logistico di 3 milioni di mq;  le amministrazioni (a proposito esiste ancora la Provincia?) continuano a concedere autorizzazioni ad azioni inquinanti (al Capitolo il cementificio bruci pure pneumatici esausti), presto – presumibilmente – verrà concesso a Tecnoborgo di aumentare la combustione di “rifiuti speciali assimilabili”, ovvero di provenienza industriale.

Il punto è che studi medici ed epidemiologici rilevano una strettissima correlazione tra smog e salute, indicando nell’inquinamento atmosferico una delle principali cause di malattia e di morte. Lo studio Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects, coordinato dalla Università di Utrecht in Olanda), ripreso di recente anche dal Corriere della Sera, dice che con l’aumento di 5 microgrammi/metro cubo di polveri sottili (PM 2,5) il rischio di morire prematuramente cresce del 7%.
Ma come fanno gli enti pubblici, ci si chiederà, a ignorare il problema senza ricadute definitivamente  negative nei confronti dell’opinione pubblica? Semplice: si rifugiano dietro il rispetto dei limiti di legge. Ma quale legge, in regime democratico, può consentire di inquinare l’aria che respiriamo? La risposta all’avvocato Umberto Fantigrossi (nella foto sopra), tenace e critico osservatore della realtà ambientale piacentina: “Se ad una fonte di inquinamento che rispetta i limiti ne aggiungo altre dieci o venti, sempre rispettose degli stessi limiti, non è difficile capire che lo stato di inquinamento si aggrava enormemente”, ma è proprio questo escamotage, cioè la mancata somma delle fonti inquinanti, a giustificare l’inazione e/o la condiscendenza nei confronti delle richieste ora di Cementirossi ora di Tecnoborgo. “Non si valuta il contesto, – prosegue Fantigrossi – l’incremento delle attività inquinanti in una situazione emergenziale non deve essere più consentito. Invece si fa finta che la situazione sia normale. Siamo in una situazione già illegale, visti i giorni di sforamento dei limiti di legge per le polveri sottili, sforamento delle normative europee che ha una conseguenza giuridica ma purtroppo le procedure di infrazione comunitarie sono molto lunghe e complesse, come sappiamo. Ciononostante, agli amministratori locali basterebbe dichiarare  che esiste una situazione di emergenza per la salute pubblica e avrebbero facoltà, non solo di non concedere ulteriori autorizzazioni ad attività inquinanti, ma anche di chiudere i vecchi impianti insalubri. Ci sono le leggi per farlo, basta avere la volontà di applicarle”. Che cosa può fare allora il cittadino non tutelato dalle amministrazioni che, in molti casi, ha pure sostenuto e votato? Per Fantigrossi,  la speranza in una inversione di tendenza risiede nella autorganizzazione dei cittadini medesimi.  E’ il caso del nascituro Comitato per la qualità dell’aria, in fase di formazione (già centinaia le adesioni virtuali tramite Facebook) che si dice appunto sconcertato per l’evanescenza delle pubbliche amministrazioni.

“Piacenza è una delle città più inquinate d’Italia e di fronte alla richiesta dell’azienda Cementirossi di poter aumentare la quantità di plastiche e pneumatici usati da bruciare ci saremmo aspettati un grande dibattito pubblico che vedesse mobilitate le forze politiche e che coinvolgesse la cittadinanza. Niente di tutto questo, ci siamo resi conto che tocca a noi piacentini: madri, padri, nonni, di questa città prendere in mano la salute dei nostri figli perché le Istituzioni finora non lo hanno fatto”. E’ il succo dell’appello lanciato dal gruppo di cittadini (portavoce Marco Dadà e Camilla Trasciatti) che si prepara a dar vita al comitato per la qualità dell’aria. Tra le richieste, l’avvio di un programma di analisi serio e partecipato delle fonti di inquinamento della città di Piacenza e, subito a seguire, un piano d’azione con obiettivi vincolanti per la riduzione a breve termine dei principali inquinanti della nostra aria.
La mobilitazione è appena partita ma ha già raccolto numerosissimi consensi sulla pagina Facebook (C’è chi dice no a Cementirossi inceneritore di rifiuti speciali a Piacenza); è possibile contattare il comitato anche alla mail respiriamopiacenza@gmail.com o firmare la petizione on line su change.org

Per discutere del tema, e per la costituzione del comitato, l’appuntamento, aperto a tutti i cittadini, è per giovedì 16 gennaio alle 21 presso la sede dell’ex Circoscrizione 3 in via Martiri della Resistenza 8.

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