Convegno di Torino. Il caso italiano dei dati immobiliari

Pubblicato: 06 Settembre 2011

Università degli Studi di Torino

Convegno del 26 marzo 2010: “Law and Technology of Access and Re-use”.

Sintesi dell’intervento dell’avv. Umberto Fantigrossi Università Cattaneo di Castellanza (VA)

IL CASO ITALIANO DEI DATI IMMOBILIARI: UN PASSO INDIETRO RISPETTO ALL’EUROPA

Le informazioni che lo Stato italiano amministra nell’ambito del sistema del Catasto e delle Conservatorie dei registri immobiliari costituiscono la materia prima per un significativo mercato “a valle” in cui operano circa un centinaio di imprese. Questo mercato si è formato anche grazie alle norme del codice civile che prevedono il libero accesso a tali informazioni. A partire dalla metà degli anni ‘80 del secolo scorso, con l’avvento delle nuove tecnologie, lo Stato ha avviato una politica di contrasto delle attività di riutilizzo a fini commerciali, introducendo una serie di limitazioni e divieti, prima in via amministrativa e poi con la legge finanziaria del 2005, che giungeva a condizionare il riutilizzo al pagamento della tassa di “visura” per ogni singolo atto di rivendita. Nel contempo l’Agenzia del Territorio, che gestisce queste banche dati, ha avviato a sua volta servizi a valore aggiunto, ponendosi in diretta concorrenza con le imprese.  Tale politica si è posta deliberatamente in controtendenza rispetto agli indirizzi della Direttiva CE n. 98 del 2003 e ciò ha consentito agli operatori di contrastare quei limiti davanti ai giudici nazionali, conseguendo significativi risultati.

Il contenzioso avanti le Corti d’Appello si è sviluppato in due filoni. Il primo relativo alle contestate condotte dell’Agenzia del Territorio in attuazione delle norme sul riutilizzo contenute nella finanziaria 2005. In questo ambito si contano 30 giudizi avviati da 68 Società presso 16 diverse Corti d’Appello, per danni stimati in sede di Consulenze tecniche d’ufficio, ad oggi, per circa 16 milioni di Euro. In questo ambito con due recenti Sentenze la Corte d’Appello di Torino (Sez. I Civ., n. 218 e 219 dell’11.2.2010) ha condannato l’Agenzia del Territorio al risarcimento danni (illecito antitrust) a favore di quattro imprese del settore per un importo di circa 700.000,00 Euro.

Un secondo filone ha riguardato la contestazione dell’avvio della sperimentazione da parte dell’Agenzia del territorio di un nuovo servizio a valore aggiunto indirizzato alle banche (c.d. monitoraggio) con contemporaneo aumento di oltre il 550 % della tariffa della materia prima (l’elenco soggetti) utilizzato dalle imprese del settore per produrre un servizio del tutto analogo. Qui hanno ricorso 23 società, instaurando 14 giudizi presso 9 Corti d’Appello. Sono state ultimate 10 Consulenze tecniche d’ufficio con stima di danni per circa 16 milioni di euro. In sede cautelare sei Corti d’appello hanno bloccato la commercializzazione del servizio da parte dell’Agenzia del territorio ed in quattro giudizi le società sono state autorizzate ad ottenere su tutto il territorio nazionale l’applicazione della tariffa precedente all’aumento considerato illegittimo.

A fronte dell’esplosione di questo contenzioso, che ha portato anche all’uscita dal mercato nazionale di vari operatori anche stranieri, appare assolutamente urgente che si metta mano ad una nuova disciplina del settore maggiormente rispettosa degli indirizzi comunitari e basata su di una chiara distinzione del ruolo del soggetto incaricato dei servizi di interesse pubblico rispetto a quanto il mercato concorrenziale può e deve offrire.

 

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