2005 :CRISI DELLA GIUSTIZIA E CATTIVA LEGISLAZIONE

Pubblicato: 27 Giugno 2005

Il 2004 si è chiuso con l’approvazione da parte del Parlamento di una legge finanziaria composta di un solo articolo con 572 commi, l’ultimo dei quali prevede l’entrata in vigore dal primo giorno dell’anno (la Gazzetta è quella del 31 dicembre). Sono caduti nel vuoto quindi i molti appelli ed i molti impegni a semplificare il quadro   normativo ed a migliorare la qualità della legislazione (da ultimo quello di quel ministro dell’attuale Governo che aveva indicato in una legge annuale di semplificazione normativa lo strumento del “sfoltire” la massa delle norme vigenti). Eppure bisognerebbe comprendere che questo pessimo modo di legiferare mette in ginocchio non solo l’economia ed il mondo delle imprese, ma anche le pubbliche amministrazioni ed il sistema giudiziario, cioè i due apparati dello Stato chiamati a dare esecuzione ed applicazione alle norme. La crisi della giustizia e l’eterna inefficienza della burocrazia non sono infatti fenomeni indipendenti e con cause solo endogene, ma trovano la loro principale origine proprio nell’assoluta incertezza ed a volte imprescrutabilità della volontà legislativa. La cattiva giustizia e la cattiva amministrazione derivano quindi, in primo luogo, dalla cattiva legislazione e vittima di tutto ciò è il cittadino onesto, che vede minacciati i suoi diritti e la sua stessa libertà, affidata ad una tutela incerta, tardiva, costosa. Gioiscono invece i disonesti ed i furbi (soprattutto quelli con i colletti bianchi) che possono sperare di prosperare e farla franca nel marasma di un sistema giuridico che fa acqua da tutte le parti. Viene da pensare che occorra agire su vari fronti, riducendo i punti di produzione delle norme e attivando meccanismi anche automatici di abrogazione (per esempio temporali, introducendo norme a scadenza predeterminata). L’ideale sarebbe poter avviare una nuova stagione di codificazione, che non si limiti alla semplice compilazione di testi unici (le ultime esperienze in questa direzione non hanno dato i frutti sperati) ma ridefinisca in modo organico l’insieme delle norme di base per regolare i principali comparti dell’agire collettivo ed individuale. Si potrebbe iniziare approvando un codice amministrativo che contenga tutte le disposizioni sul procedimento amministrativo, sui diritti di informazione e di partecipazione dei cittadini, sui ricorsi, da applicarsi in via generale in tutti i rapporti con pubbliche autorità. Non vorremmo essere troppo pessimisti, ma non intravediamo all’orizzonte del nuovo anno un legislatore di qualità ed all’altezza dei tempi che si metta all’opera prima del prossimo capodanno. Umberto Fantigrossi Milano, 10 gennaio 2005

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